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Il verdetto di Moody’s arriva come un sospiro di sollievo, ma con una nota di forte cautela. L’agenzia di rating ha deciso di mantenere invariata la valutazione del debito francese al livello Aa3, confermando la qualità del titolo tricolore nonostante la prospettiva negativa. Si tratta di un risultato che permette alla Francia di conservare il suo ultimo grado di doppia A, distinguendosi dalle altre grandi agenzie come Fitch e S&P che avevano già declassato il Paese al livello A plus.
Tuttavia, la stabilità non è priva di ombre. Il ministro dell’Economia Roland Lescure ha interpretato questa decisione come un riconoscimento della forza e della diversità dell’economia francese, ma ha subito lanciato un monito severissimo. Secondo il governo, la decisione di Moody’s serve a mettere in guardia chiunque tenti di votare un bilancio fuori controllo o di alimentare il caos politico.
La sfida del deficit e la gestione dei conti
Il quadro economico resta complesso e caratterizzato da forti incertezze. Le previsioni indicano un deficit che supererà il 5,4 per cento del PIL, con un debito pubblico che si attesta al 119 per cento. In questo scenario, il ministro ha sottolineato come l’economia nazionale stia resistendo, ma ha anche evidenziato i rischi derivanti dal clima sociale e dalle potenziali turbolenze che potrebbero colpire il Paese.
L’obiettivo primario del governo è garantire l’approvazione del bilancio entro l’inizio del 2027. Lescure si è detto convinto che il percorso sarà rispettato, ribadendo la disponibilità dell’Esecutivo a utilizzare tutti gli strumenti costituzionali necessari, inclusi l’uso dell’articolo 49.3 o delle ordinanze, per assicurare la tenuta dei conti pubblici.
Segnali di allerta sui mercati finanziari
Nonostante la nota di Moody’s, i mercati stanno già mostrando i primi segni di una crescente diffidenza verso la gestione francese. Mercoledì scorso, il tasso di interesse sul debito a dieci anni ha superato per la prima volta dal 2002 la soglia simbolica del 5 per cento. Questo dato segnala chiaramente la preoccupazione degli investitori riguardo alla capacità del governo di far approvare le misure necessarie per il consolidamento fiscale.
Un altro indicatore critico è lo spread rispetto alla Germania. Il divario tra i due titoli è schizzato oltre i 170 punti base, partendo da livelli che all’inizio dell’anno si aggiravano intorno ai 70 punti. Si tratta di una situazione senza precedenti dal 2011, che conferma come l’instabilità politica e l’indisciplina di bilancio stiano rendendo il debito francese sempre più costoso e rischioso per gli operatori finanziari internazionali.
Questo è tutto per il momento. Dalle redazioni di Nizza e Parigi, questa è am1575news, Francia24 e Radio Centrale Milano.
Fonte: Francia24 – Radio Nizza